Come integrare la lentezza nel tuo quotidiano

Quando ho scritto a Valentina, avevo l’intenzione di raccogliere la testimonianza di una persona che avesse fatto della lentezza il suo percorso di vita.
Nella società in cui viviamo, sembra impossibile opporsi agli ideali preesistenti, ma in realtà non è così: ognunə di noi può contribuire a creare nuove possibilità, nuove visioni, nuovi spiragli di luce che vadano al di fuori dell’orizzonte che ci viene imposto.

Ecco quindi l’intervista con Valentina, che ci racconterà la sua esperienza e ci darà qualche consiglio e strumento per integrare la lentezza nel tuo quotidiano.

– Ci racconti chi sei e cosa fai?

Mi chiamo Valentina Vico e nel mio lavoro mi definisco Sciamana della Lentezza, metafora di colei che accoglie, ascolta, sana e trasforma.

La mia missione è incoraggiare e sostenere le donne a rinascere pienamente se stesse per portare nel mondo tutta la meraviglia della quale sono depositarie.

Attraverso il mio lavoro aiuto le donne ad integrare la Lentezza nel quotidiano per dare valore al tempo dell’essere, oltre a quello del fare.
Mi ispiro alla figura della Sciamana, un archetipo che simboleggia il legame con la sacralità della Natura e con la danza ciclica delle stagioni, che sa fondersi con le forze e le energie degli elementi, che esplora il visibile e l’invisibile oltre la separazione fra la materia e lo spirito, fra il dentro ed il fuori, fra il sopra ed il sotto.

– Cosa ti ha spinto ad attuare questo cambiamento verso la lentezza?

Il cambiamento verso una vita lenta e verso la Lentezza come atteggiamento mentale che mi guida nella quotidianità è avvenuto alla fine del 2008, quando l’alopecia nervosa si è abbattuta su di me facendomi perdere i capelli. Lì ho realizzato che il mio corpo stava gridando e chiedendo aiuto. Ho compreso di aver vissuto fino a quel momento in modo disallineato con quelli che erano i reali bisogni del mio tempo interiore.

– Qual era il tuo stile di vita prima di incamminarti in questo percorso?

Vivevo sempre proiettata nel fare al di fuori di me. Avevo una casina nel bosco, mi scaldavo con la legna che io stessa raccoglievo, trascorrevo molto tempo a contatto con la natura, ma qualunque cosa io facessi era improntata ad un concetto di performance e sottoposta ad aspri giudizi da parte di me stessa. Non vivevo niente per il semplice gusto e piacere di viverlo, ma sempre con una voce nella testa: “Fai questo, perché è così che DEVI fare.” Non c’era l’intenzionalità del cuore nelle mie scelte. La mente e il dover fare per ottenere governavano le mie giornate.

– Qual è il tuo rapporto con la “velocità” richiesta dal mondo circostante?

Il mio rapporto con la “velocità” richiesta dal mondo che mi circonda è da osservatrice distaccata. Mi sento presente e radicata nel mio tempo interiore, che è un tempo ciclico, in tempo armonizzato con il ritmo cosmico delle stagioni. Il tempo esteriore, lineare, che non tiene conto del processo, ma solo della meta, è un paradigma che non mi appartiene e al quale sento di non appartenere. Lo osservo e lo uso come fonte di consapevolezza, per pormi delle domande. A volte esercita pressione su di me e, quando accade, mi chiedo: che cosa è giusto per me? Quali strumenti ho a disposizione per non esserne sopraffatta? Perché avverto questo senso di pressione dall’esterno?

– Come integrare la lentezza nel proprio quotidiano?

Integrare la Lentezza come atteggiamento mentale nel quotidiano significa prendere atto del proprio tempo Interiore, accettarlo, onorarlo e nutrirlo. Questo non significa dover condurre una vita da eremita o da asceta, ma concedersi spazio, anche nel caos di ogni giorno, per fermarsi e e rivolgere i sensi all’interno.
Le pratiche che consiglio sempre alle mie clienti sono, per esempio, la respirazione consapevole e la ri-connessione al proprio intuito e sentire, con esercizi di meditazione attiva, scrittura emozionale, visualizzazione.
Ma anche dare spazio nella giornata a tutti quei gesti che ci fanno stare bene: riscoprire il piacere fine a se stesso ed il vuoto di tempo che genera noia feconda e creativa.
Il tempo del dare niente non è una colpa, ma una cura.

– Come possiamo cominciare ad allinearci al ritmo della natura nel quotidiano?

Un aiuto valido e potentissimo per riconnetterci al ritmo della natura e al nostro ciclo circadiano è l’alimentazione. Mangiare il più possibile alimenti naturali, non processati, vicini alla loro forma di origine, vegetali, di stagione, locali ci consente di nutrire il nostro organismo e le energie che si muovono al suo interno in accordo con l’Anima della Natura. Consumare pasti semplici, mangiare solo quando si ha fame, senza orari fissi e prestabiliti, masticare lentamente, cenare prima che faccia buio, onorare il pasto come momento sacro per il quale esprimere gratitudine e farlo senza distrazioni come TV accesa, telefono, riviste, etc.
Nutrirsi in piena consapevolezza, ascoltando il corpo ed osservandone gli effetti sulle emozioni, sulla mente.

– Quali sono stati i benefici che hai notato nel rapporto con te stessa? E nelle altre aree della tua vita?

Da quando ho scelto di vivere con Lentezza è successo qualcosa che da principio mi sembrava controintuitivo: ho iniziato a vivere nell’Abbondanza. Non riuscivo a spiegarmelo. Fare meno, farlo più lentamente e eppure raccogliere più frutti…come era possibile? Poi ho capito: quando andavo di corsa, pugni serrati, fiato corto, il mio corpo era chiuso e impossibilitato a ricevere. Quando mi sono rilassata ed aperta, anche le mani si sono aperte a ricevere e la posizione del copro era lo specchio fedele della mia energia vitale, ora pronta a ricevere e accogliere le infinite possibilità di Abbondanza messe a disposizione dalla vita. Ho ritrovato la salute nel corpo, sono riuscita a sanare ferite familiari importanti, ho fatto pace con le mie ombre ed i miei limiti, ho riscoperto i miei talenti ed investito su di essi per creare la vita e il lavoro che desideravo.
La Lentezza mi ha permesso di trasformare i miei demoni nei miei migliori alleati.



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Anche in questo articolo abbiamo parlato di lentezza, pausa, stasi, attraverso la simbologia dell’inverno ❄️

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